Blog Manuel Monti

" La parte migliore della vita di un uomo , i suoi piccoli , innominati, dimenticati atti di gentilezza e di amore"
Quando è arrivato, nessuno ha scommesso un eurpo su di lui, “perché non si regge in piedi”, “perché è alcolizzato”, “perché, se quella è una miriade di noduli di epatocarcinoma, la cosa migliore per lei è di tornare a bere, senza farsi altre crisi di astinenza e sperando di morire in coma etilico”, “perché ha una vasculite mostruosa su tutto il corpo” che, mentre vagava per il reparto, barcollando di qua e di la e chissà quali pensieri per la testa, in preda al delirium tremens, la figlia sfinita vicino ….
Perché “non possiamo salvare il mondo” e “se il pz non vuole essere ricoverato non è mica colpa nostra….se non vuole andare in comunità, certo non la posso accompagnare io”, perché qui non esiste un servizio di assistenza sociale, perché “non so… forse al comune… forse il medico di famiglia… forse il CSM” ma, sicuro, nessuno.
“voglio andare via dottore”, “quanto manca”, “sto bene, anche se non mangio da giorni”, “lei è troppo buono”, “a casa, andare a casa, per favore, a casa”, “ “mai più alcol, mai più”.per poi ricominciare….
Perché “il signore non parla bene, non capisce”, perché la probabilità stimata che al suo “mai più alcool” ci creda davvero anche lui è vicina allo zero, perché “il signore va a dormire in ogni luogo quando non riesce piu a camminare ”, perché se non l’avessi dimesso forse anzo sicuramente sarebbe scappato.
Anime perse: ciò che noi possiamo fare per loro, durante un ricovero, in pronto soccorso è meno di una goccia nell’oceano, meno di una fiala di diazepam mentre si strappa gli accessi venosi e buca le sacche dell’infusione continua. Anime il cui destino è segnato e che non hanno altre opzioni se non continuare a sopravvivere come già fanno; anime i cui desideri di bene finiscono sommersi in un fango di false promesse, di aspettative non corrisposte, di speranze malriposte, di solitudine e di orizzonti chiusi. Non si può giustificare l’alcolismo: si può solo tentare di comprenderlo e di calarsi, per il tempo di un ricovero, in quell’abisso di miseria umana e di sofferenza che molto spesso ne è il substrato. E tentare di tirarsene fuori, spolverandosi il camice, prima che la sua volta pesante si richiuda. Magari questa volta non per sempre….

 

I piccoli piaceri della mia vita..un buon bicchiere di vino.. il cane che mi fa le coccole quando mi sveglio o torno a casa..il bacio della mia ragazza..un bel film..Paolini che racconta una delle sue storie..il toscanello al caffe che bagna l ‘aroma nel dolciastro sapore di un wiskhie..un bambino che mi sorride..una passeggiata nel paese di mio padre..ascoltare Guccini.. pensare a Pertini che sorride dall’alto assieme a Berlinguer..una telefonata di un amico dopo tanto tempo..leggere un libro in metro..risa e carezze,poi al chiaro di candela leggere un libro in due come insegna Pennac..sentirmi utile in ospedale..un sigaro sulla terrazza dell’ospedale di notte.. leggere sul giornale che si è scoperto cosa è successo a Ustica, a piazza FOntana, nel covo di Riina..aspettare l’arrivo di qualcuno alla stazione..guidare da soli in autostrada..il profumo del pane caldo..il pranzo della domenica con i miei..restare abbracciati la mattina con la mia ragazza senza dover andare al lavoro..vedere persone che adorano il lavoro che fanno..svegliarsi con l odore del caffè, prendere il raccordo dall autostrada e vedere Roma, leggere una poesia di Hikmet, vedere il triste sorriso di Pasolini in tv, il piacere della vittoria della sinistra alle elezioni senza pensare alle liti successive..il gusto di mangiare dopo aver nuotato

Vi auguro di poter avere il coraggio di essere soli e l’ardimento di stare insieme, perché non serve a niente un dente senza bocca, o un dito senza mano. Vi auguro di poter essere disubbidienti ogni qualvolta ricevete ordini che umiliano la vostra coscienza o violano il vostro buon senso. Vi auguro di poter meritare che vi chiamino pazzi, come sono chiamati pazzi tutti coloro che si rifiutano di dimenticare ai tempi dell’amnesia obbligatoria. Vi auguro di poter essere così cocciuti da continuare a credere, contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Vi auguro di poter essere capaci di continuare a camminare per i cammini del vento, nonostante le cadute e i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo: arrivederci. Vi auguro di poter mantenere viva la certezza che è possibile essere compatrioti e contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e dalla volontà di bellezza, ovunque nascano e ovunque vivano, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere

Sono giorni frenetici di lavoro…di pensieri…di ansia, di cambiamento, come non mi accadeva più da tempo…da tanto tempo… Lavoro…lavoro…e ancora lavoro… Sto sistemando le mie cose personali e di lavoro…per iniziare una nuova vita. Pensieri…pensieri…e ancora pensieri… Mi sento ancora “abbastanza” giovane per cambiare radicalmente il mio modo di lavorare e di vivere. preso da un grande entusiasmo, derivato da situazioni…ma soprattutto da persone che mi hanno fatto credere in me. Ho ricevuto molto amore, ma forse ho dato poco, meno di quel che so dare; da qui, credo, nasce il tormento che mi attanaglia soprattutto di notte, quando la mente è libera (in parte) dal lavoro quotidiano. E’ da alcune notti che mi giro e rigiro e faccio il nottambulo alla ricerca di quella serenità che ancora non mi appartiene. Allora esco e vago camminando per le strade della mia cittadina, fredda in questo periodo e bella di notte… e simile a me…spesso svuotata, ma soprattutto sono tornato come si suol dire all’ovile: un luogo isolato e spesso meta dei miei pensieri e dei miei dolori. Un luogo dove le stelle ti accarezzano il viso, ti avvolgono con la loro luce pulsante e ti sembra di volare via con loro… La testa mi frulla tanto…troppo forse, e mi dico che sono stanco di correre dietro ai sogni e questi continuano a sfuggirti di mano, ma non per questo non li rincorro più… sono stanco di non essere preso sempre sul serio; non ho più voglia di giocare alla mia età e non ne ho più il tempo forse… sono stanco di illudermi che i problemi si superano; non se si lasciano indietro, se si aggirano. Bisogna affrontarli e combatterli oggi…non rimandarli a domani… sono stanco di trovarmi sempre a dover superare un ostacolo improvviso e a sbatterci sistematicamente il naso contro. Li vorrei prevenire questi ostacoli… sono stanco di deludere sempre qualcuno… sono stanco! Non sono però stanco di amare…e non sono stanco di amore, soprattutto ora con chi mi può dare serenità. Un’altra notte di ansia e di paura mi attende. L’ansia di aspettare l’alba del giorno dopo per sapere se saprò ancora dare amore e se lo riceverò; La paura di non essere più utile a qualcuno per non sentirmi inutile. La voglia di scappare lontano…il più lontano possibile da tutto. Ma non sono così io, e allora anche questa notte, per non sentirmi solo, cercherò, vagando, di incontrare la mia anima, e parlare, discutere, e perfino litigare, e infine capire cosa ci faccio su questa terra. Me lo sono chiesto un milione di volte…ma non ho mai trovato una risposta perchè ho pura della risposta…

Avrei bisogno di capire come il destino possa accanirsi cosi tanto su alcuni uomini donne e bambini.

Avrei bisogno di trovare una ragione, per capire, per non rassegnarmi, per continuare a credere che lottare abbia importanza.

Quando il tuo paziente si rialza dopo un percorso estenuante, accenna appena a tornare ad una vita normale, riassapora la dignità di una esistenza fuori dalle mura di una stanza ospedaliera; cosa gli resta se il fato lo colpisce di nuovo e lo riporta indietro nei suoi giorni di sofferenza?

A che giova?

A che serve il coraggio da uomo che ha avuto essendo bambino, la forza che ha trovato nei suoi pochi anni per combattere quotidianamente. A che serve lo sguardo fiero che ha tenuto davanti a me e ai suoi genitori per non tradire la sua paura, per non infliggere ulteriore dolore a chi lo ama (e farebbe a scambio con ogni sua sofferenza). E a che serve l´eroico e incredibile sforzo che i suoi genitori hanno fatto ogni giorno, assistendo impotenti al compiersi delle chemio, delle febbri, delle medicazioni. Quanto è stata vana ogni loro attesa, l´attesa per un neutrofilo in più, baluardo contro le infezioni, per un cenno di eritema, simbolo di un trapianto attecchito. A che serve la mia voce che dice che tutta quella sofferenza è per qualcosa: la mucosite, la GvHD, le infezioni, il vomito, tutto avrà una fine quando il midollo del donatore avrà spazzato via la malattia e tu, piccolo, potrai finalmente goderti la tua infanzia.

A che serve, se il destino è in attesa di giocarti lo scherzo più crudele appena avrai rialzato la testa…

 

Ma quando sono solo con questo naso al piede

che almeno di mezz’ora da sempre mi precede

si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore

che a me è quasi proibito il sogno di un amore;

non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,

per colpa o per destino le donne le ho perdute

e quando sento il peso d’ essere sempre solo

mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo..

Guccini

Due amici che, con la loro arte, hanno saputo illuminare le notti di Francia. Lei, Édith, era un usignolo; lui, Jean, poeta, saggista, drammaturgo, librettista, eccetera eccetera. Lei, Édith, fu la prima ad andarsene: una broncopolmonite e farmaci consumati in dosi massicce fino a debilitarla nel profondo. Era probabile che andasse a finire così.

 

Lei era immensa. Doveva essere ricordata adeguatamente. A occuparsi del suo elogio funebre è Jean, il poeta, saggista, drammaturgo, librettista, e AMICO, e amante. In questo elogio mette dentro frasi bellissime e parole a effetto. Lei è «un’onda altissima di velluto nero», «una stella che brucia nella solitudine notturna del cielo di Francia». La pressione è fortissima. Le crepe nel cuore sono profonde. Jean se ne va poche ore dopo Édith, stroncato da un infarto. Tecnicamente, si tratta di due giorni diversi, ma è bello ricordarli insieme. Perché l’amore vince la morte e anche lo scorrere del tempo.

 

NESSUNO PUO’ SFRATTARCI DALLE STELLE
«Adesso che posso fare per salvarmi?»…
Si è avvicinata, ho dovuto chiudere gli occhi perché era piena di luce. Mi sono addormentato sentendo il suo alito che soffiava sulle palpebre come vento sardo.
«Contempla il dolore del mondo con tenerezza, ma lotta con determinazione contro l’ingiustizia. Sii riconoscente di far parte dell’universo. Non corrompere e non lasciarti corrompere. Ogni sforzo che ritieni inutile per migliorare la società fallo tre volte. Sii cavaliere dei tuoi fantasmi e danza con i tuoi peggiori incubi (ma soltanto su una grande musica). Dai piacere agli altri, soprattutto se sei infelice. Accarezza gli animali, le piante, i sassi come se fossero i tuoi bambini. Considera la mente un bel giardino e coltiva i tuoi pensieri come rose.»

..mi innamoro di una bellezza rara..del suo sguardo triste,che quando incrocia il mio sembra entrarmi nella pelle perché sa di sentimenti già vissuti,di dolori già passati e mai dimenticati,di giorni trascorsi a sognare un domani che non arriverà…..della sua risata,un attimo di felicità,che mi entra dentro e mi scuote l’anima perché arriva dove nessuno è mai arrivato prima,facendomi vibrare il cuore…..della sua semplicità, perché ogni suo gesto,ogni suo sorriso,ogni suo pensiero mi sfiora l’anima come una carezza di vento….mi innamorò di chi riesce a capirmi nel profondo chi non mi prende come seconda scelta in attesa del meglio o di chi vuole cambiare disprezzando ciò che sono.. di chi mi fa illudere di chi ha la pazienza di aspettarmi .. Di trovare il modo di stimolarmi le corde più profonde della mia anima..di chi non mi usa e poi mi butta…ecco di queste persone mi innamorò..di bellezza unica e così difficili da trovare..e per questo.lasciandomi spesso il rimpianto di ciò che ho incontrato e non ho saputo trattenere..