cariissimi,

 

c’invio la lettera di marco travaglio uscita questa settimana sull espresso..io concordo con Lui…perchè D’alema si e Giordano no? conosco un amico che con il lavoro precario guadagno 400 euro al mese pagandone 250 euro d’affitto,non si vive a roma con 150 euro..fa veramente la fame..non ha i soldi per un gelato, a fine mese si accontenta di quello che avanza..fa parte dei giovani laureati che non hanno futuro, è depresso,ci credo, la famiglia non puo’ aiutarlo  non vive al massimo sopravvive e pure con difficoltà..a volte si pensa che sia una cosa lontana, che non puo’ accadere a tutti ma non è cosi

saluti

 

 

“Allora è ufficiale: la manifestazione del 20 ottobre sul welfare e contro il precariato promossa dalla “sinistra radicale” è un attentato al governo Prodi. “Un’insanabile contraddizione”, sentenzia D’Alema. “Iniziativa sbagliata”, dice Fassino. “Niente ministri in piazza”, intimano Veltroni e la Bindi, una volta tanto d’accordo. “Se i ministri scendono in piazza, è crisi di governo”, minaccia Mastella. Persino Mussi della Sinistra democratica frena: “Meglio un’assemblea a porte chiuse”. Purtroppo, a prescindere dalla giustezza o meno delle ragioni dei promotori, nessuno spiega perché mai scendere in piazza sarebbe un atto così orrendo. Tanto più che la revisione della legge 30 (abusivamente ribattezzata “Biagi”) è prevista dal programma elettorale “Per il bene dell’Italia”, in base a cui l’Unione è stata votata e il governo Prodi è nato.

Nella lenzuolata di 282 pagine, la piaga del precariato è citata ben 28 volte. “Ad aggravare la frammentazione del mondo del lavoro è intervenuta la legge ‘Maroni’ (legge n. 30/2003)… Siamo contrari ai contenuti della legge 30… Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena” (161-162). “L’estensione della precarietà ha contribuito al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro” (163).

Chi minaccia, allora, il governo? Chi chiede il rispetto del programma o chi dimentica di averlo firmato? Il 2 agosto Prodi ha scritto ai leader della sinistra: “Vorrei davvero che in autunno ci fosse la manifestazione di cui si parla: nelle piazze e sui luoghi di lavoro. Portate le vostre istanze, l’orgoglio ‘popolare’, gli stimoli e naturalmente le critiche”.

I precedenti non mancano. Il 22 marzo ‘97 D’Alema, segretario Ds, sfilò con Bertinotti e i sindacati “per incalzare – ricorda l’ex sindacalista D’Antoni – il governo Prodi I sul tema occupazione”. E la scorsa primavera Mastella manifestò al Family Day contro il ddl sui Dico scritto da due ministre del suo governo. Ora, a chi glielo ricorda, risponde: “Sì, ma è molto diverso, perché il corteo non l’avevo promosso io”. Infatti l’avevano promosso gli amici di Pezzotta e la Cdl, cioè l’opposizione. E lui sfilò con Berlusconi, Fini e Casini: ma per dare una mano a Prodi, beninteso.”
Marco Travaglio